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Krabi Krabong

STORIA DEL KRABI KRABONG 
 

 

Mi sembra giusto ora fare un escursione di carattere storico, per raccontarvi come è nata una disciplina come questa. Come ben sapete tutti, l' uomo conosce le armi fin dai più antichi tempi, perchè le armi sono strumenti indispensabili per procacciarsi cibo e per difendersi dagli animali feroci. La loro storia ha origine sopratutto da quando l'uomo ha cominciato a conoscere e ad usare i materiali duri che trovava in natura e quindi variano da un posto all'altro, sia per la materia di cui sono composte e sia per la forma e le caratteristiche.
Quando l'uomo raggiunse uno sviluppo intellettuale superiore, cominciò a differenziarsi gradualmente, oltre che nell'artigianato e nell'industria, anche nel forgiare le armi, affinchè rispondessero sempre meglio alle sue necessità di difesa ed offesa.


Con l'andare del tempo l'uomo si stancò della vita nomade e cercò di stabilirsi in un luogo fisso dove allevare gli animali e coltivare campi, migliorando il tenore di vita e tranquillizzandosi.
Per consolidare questa nuova vita stanziale l'uomo incoraggiò i suoi parenti, amici e conoscenti a fare altrettanto.
Lo stabilirsi in "gruppi" o tribù, aumentò la sua sicurezza, ma nello stesso tempo, altri uomini dediti ancora alla vita nomade, iniziarono a vivere razziando i stanziali, con grave pericolo e disagio di questi ultimi.
La guerra a quei tempi avveniva molto spesso dunque e facilmente, sopravviveva allo scontro il più forte e non vi era altra giustizia di quella che il vincitore imponeva ai vinti.
Nacque così la figura del guerriero professionista che nell'antichità doveva possedere tre virtù degne di essere ricordate:
1) Doveva essere coraggioso in modo eroico e non doveva temere di affrontare qualsiasi pericolo.
2) Doveva avere una corporatura robusta, i nervi ed i muscoli d'acciaio.
3) Doveva conoscere perfettamente l'Arte Marziale e quindi anche la tecnica della lotta a mani nude.
Per migliorare le doti dei punti 1) e 2) egli si sforzava fin da bambino di acquisirle come elementi naturali e in quanto all'istruzione e alla pratica del terzo punto, era una cosa che una volta iniziata durava tutta la sua vita.
Circa 4000 anni fa, gli AI LAO (come i tailandesi venivano chiamati dai cinesi), si stabilirono nel centro - ovest asiatico dopo aver combattuto per " aprirsi la strada " dal continente indiano.
La loro federazione di regni crebbe e fiorì fino al 200 D.C., quando la dinastia Han della Cina cominciò la sua guerra di espansione. Gli Ai Lao, notevolmente maggiori di numero, riuscirono a contenere l'ondata di espansione, principalmente grazie alla loro grande abilità con le armi.
Alla fine, il maggior numero di Cinesi, ebbe la meglio e gli Ai Lao divennero vassalli dell'impero Szechuan. Piuttosto che vivere sotto le regole cinesi, molte tribù gradualmente migrarono al sud, nelle foreste e nelle giungle del Sud - Est Asiatico.
Il primo leggendario esperto marziale thailandese, fu il Principe Naresuan, che trascorse la sua giovinezza studiando l'Arte della Guerra, mentre veniva allevato e cresciuto come ostaggio alla corte dei Birmani, convinti che un giorno il giovane thailandese sarebbe stato loro fedele vassallo.
Egli aveva appreso l'uso di tutte le armi bianche e della lotta a mani nude.
Per esempio questo sovrano non solo era un esperto nell'uso dell'alabarda, con la quale uccise il principe Birmano invasore, a dorso di un elefante, ma eccelleva anche nell'uso della spada, con la quale lottò ed uccise poi un altro principe birmano ancora. Come accennato in precedenza, egli fu ostaggio in Birmania per ben nove anni e si era fatto dunque le ossa, tra le più dure ed aspre lotte della vita. Se suo padre, il re Mahà Thammaracià, avesse fatto il furbo, egli come ritorsione sarebbe stato ucciso subito. A sedici anni aveva già dimostrato doti strategiche ed un abilità nel Krabi Krabong eccellenti, così suo padre chiese al re della Birmania di riaverlo con lui, offrendo in cambio la principessa sua figlia Suphà Thevì al suo posto. Il principe Birmano, con il quale Naresuan era cresciuto, covava un invidia terribile nei suoi confronti e si sentiva offeso ed umiliato dalla magnifica abilità che egli possedeva in ogni materia di studio. Si narra che un giorno i due principi avessero scommesso sul combattimento tra due galli (sport cruento tuttora diffusissimo) e che il gallo di Naresuan avesse battuto quello di Ming Kassavà. Questi allora, sdegnato disse con disprezzo a Naresuan: "Solo un gallo vassallo può essere tanto sfacciato!". Al che di ripicca Naresuan rispose: "Il mio gallo è capace di combattere non solo per una stupida scommessa, ma anche per la conquista di un regno!". La frase era troppo allusiva e fu naturalmente dal principe ereditario riferita al padre che, da allora in poi, cominciò non solo a sospettare, ma anche a diffidare di Naresuan. E lo dimostrò con la immediata preparazione di un potente esercito, per attaccare Ayutthia, allorchè se ne presentasse la necessità.
Di Naresuan, il leggendario Principe Nero, si narrano ancora molti altri episodi sul suo coraggio e prontezza d'azione. Una volta ad esempio, recandosi a fare visita a sua madre in Ayutthia, ebbe l'occasione di conoscere un nobile cambogiano che aveva chiesto asilo politico al re, suo padre, e si era stabilito nella capitale. Ma in realtà non era un perseguitato politico, bensì una spia al soldo del re della Cambogia. E infatti, un giorno, Naresuan lo vide fuggire su di una giunca cinese. Intuì allora subito la verità e, raccolto un pugno di uomini, saltò su di una barca reale e si mise all'inseguimento del fuggiasco. Raggiuntolo, imbracciò il fucile e gli sparò; disgraziatamente la canna della sua arma scoppiò e stava a sua volta per essere preso di mira dal cambogiano, quando il fratello Eka Thotsarot, che era accorso con lui, fece a tempo a metterlo al riparo dal colpo che lo avrebbe raggiunto in pieno petto. La giunca nel frattempo guadagnava tempo e, giunta alla foce del fiume Chao Phraya, spiegò le vele e si dileguò in alto mare. Naresuan, non potendo con la sua piccola barca affrontare i marosi, dovette a malincuore far ritorno ad Ayutthia. Un altra volta i Cambogiani fecero una delle solite sortite fuori dai loro confini, per saccheggiare le città thai e portarne via gli abitanti come schiavi. Naresuan, saputolo, intervenne rapidamente con tremila uomini, inviandone cinquecento in avanscoperta, allo scopo di tendere un agguato ai cambogiani. Questi, infatti, quando giunsero, si trovarono inavvertitamente attaccati di fronte e alle spalle; pochissimi furono i sopravvissuti.
Ma l'apoteosi di Naresuan doveva ancora arrivare. Mentre accadevano questi eventi, in Birmania il principe Ming Kassavà, aveva sposato alcune principesse di stati vassalli e le maltrattava. Una di queste fu colpita con un pugno così forte che ebbe un emoraggia al naso, così raccolse il sangue in un fazzoletto e lo inviò al padre come prova lampante dei maltrattamenti ai quali era sottoposta alla corte birmana. Il re di Ava, addolorato e giustamente adirato, si dichiarò libero dal vassallaggio e, ottenuto l'appoggio degli stati Shan, scrisse lettere anche a tutti gli altri governanti chiedendo loro di unirsi a lui contro il re della Birmania. Gli altri stati rifiutarono l'invito, ma non il principe Naresuan che partì con un esercito.
Il principe birmano, che covava un odio implacabile contro Naresuan, saputolo inviò due generali con i loro eserciti a fargli le feste, ossia di attaccarlo alle spalle e distruggerlo. Ma per fortuna, i due generali appartenevano alla stirpe Mon, avevano avuto un passato glorioso ed erano successivamente stati sopraffatti dai birmani e ridotti in schiavitù dall'attuale dinastia regnante, perciò odiavano il loro re ed il principe ereditario, mentre simpatizzavano per il coraggioso Naresuan, che avevano già avuto modo di conoscere durante la sua lunga permanenza presso la corte birmana.
Prima di partire essi vollero dunque chiedere un consiglio al loro maestro, abate di un tempio, il quale consigliò loro di non eseguire gli ordini ricevuti, perchè Naresuan non aveva commesso alcun male e perciò non meritava alcun castigo. Filosofia spicciola, ma sublime del buddhismo. Poi tutti e tre andarono segretamente ad avvisare Naresuan, che nel frattempo era giunto nella città di Muang Khreng la quale, per ulteriore fortuna e coincidenza, apparteneva ai Mon suoi sostenitori. Egli, grato ai suoi amici Mon ed indignato per il perfido complotto ordito da Ming Kassavà, adunò il consiglio della città e, dopo aver esposto i fatti, dichiarò apertamente di volersi staccare dalla Birmania e riscattare nuovamente la libertà e l'indipendenza per la sua nazione.
Entrato quindi nella capitale birmana, senza colpo ferire, raccolse tutti i prigionieri thai ancora superstiti e li invitò a far ritorno con lui in patria.
Il principe Ming Kassavà, sconcertato e sorpreso dalla fulminea svolta degli eventi, non riuscì ad intervenire tempestivamente e, abbandonato dai suoi due generali, non si sentì di affrontare il nemico da solo e preparò con calma un esercito numerosissimo.
Naresuan cercò di coalizzare le città del nord, per avere più uomini, ma quando i governatori di Sukhothai e di Phi Chai, per paura rifiutarono, fece un giretto dalle loro parti e presili, li fece decapitare. Democratica soluzione del problema!
Potè così riavere in pugno tutte le città del nord della Thailandia e tutte decise a combattere con lui i birmani.
Malgrado tutti questi sforzi, di uomini validi ce n'erano rimasti davvero pochi e, per quanto i thai rispondessero ai suoi appelli, non potè raccogliere più di 10.000 uomini atti alle armi. Mentre sapeva benissimo che l'armata birmana era formata da un contingente che era ben tredici volte superiore al suo. Naresuan tuttavia non si perse d'animo e, forte della sua audacia e incrollabile fiducia nella vittoria, ma sopratutto sorretto dalla sua profonda conoscenza del nemico, non desistette dall'impresa e puntò tutto sulla qualità della preparazione marziale nel Krabi Krabong dei suoi uomini.
Naresuan curò personalmente l'addestramento fisico e morale dei suoi pochi guerrieri, con una durissima ma umana disciplina, dando lui stesso esempio di abnegazione, ordine, puntualità e spirito d'ardimento, buttandosi sempre per primo dove la battaglia infuriava con più forza. Si guadagnò così in breve tempo, la piena fiducia e tutta la stima dei suoi soldati, dai più umili fanti ai generali, tramutando dei pavidi uomini ancora terrorizzati dalle efferate brutalità e rappresaglie dei birmani, in autentici "Terminator" sprezzanti di ogni pericolo. I suoi soldati lo idolatravano e non combattevano più, come i birmani, da mercenari per il bottino o il saccheggio, ma per la patria e l'onore del loro valoroso capo. Il loro morale era sempre alto, anche nelle più dure prove, e sempre ferma la loro fiducia di poter vincere il nemico, perchè tale era la loro preparazione nel Krabi Krabong e ferrea la volontà del loro comandante.
I Thai, ora, non erano più solo dei corpi, erano anche e sopratutto degli spiriti e lo spirito alla fine è sempre destinato a vincere e dominare la materia. Infatti, dopo aver contenuto e respinto le cinque poderose invasioni tentate dai birmani, Naresuan e i suoi fedeli e coraggiosi thai, passarono all'attacco del nemico e con tale impeto da prendere il sopravvento, annientare l'enorme armata dei nemici e soggiogarne la nazione.
L'ultima grande battaglia si svolse nella provincia di Suphan Buri, nella piana di Nong Sarai. Qui il neo Re Naresuan corse il più grande pericolo di tutte le precedenti battaglie e spericolate imprese.
Il suo elefante, infatti, e quello del fratello Eka Thotsarot, improvvisamente adombratisi, uscirono precipitosamente dallo schieramento thai e si avvicinarono pericolosamente da soli verso le file dei birmani, proprio sotto gli occhi del principe Ming Kassavà che avrebbe potuto farli circondare e catturare dai suoi uomini, se proprio in quel preciso istante, il Re Naresuan non avesse avuto l'istintiva e fulminea presenza di spirito, di sfidare a singolar tenzone il suo rivale birmano. Il principe Ming Kassavà fu così fottuto. Infatti, secondo le leggi della cavalleria e dell'onore militare, egli non potè rifiutare il duello, ne scagliare i suoi uomini contro il re thai, senza coprirsi di infamia. Accettò dunque la sfida e ordinò ai suoi uomini di farsi largo.
Il principe birmano ed il re thai, si affrontarono con l'alabarda, dal dorso dei reciproci elefanti, ma quanto a destrezza non c'erano paragoni e dopo due secondi tutto era già finito. Secondo i dettami del Krabi Krabong, re Naresuan lo aveva subito ingaggiato con una serie violentissima e rapidissima di colpi, uccidendolo quasi all'istante.
A tale vista i birmani si buttarono sui due fratelli decisi ad abbatterli o a farli prigionieri, ma i Thai, ripresisi dalla momentanea sorpresa, si lanciarono precipitosamente nella mischia, sbaragliarono completamente la compagine nemica e la misero in rotta. Ai Birmani non rimase altro che una precipitosa fuga, per sganciarsi dai Thai, e mettersi in salvo oltre i confini. Sul luogo del memorabile duello, fu cavallerescamente fatto erigere da Naresuan, un monumento a ricordo dello sfigatissimo principe birmano contro il quale si era misurato.
Fu il Sovrano Naresuan a modificare la boxe siamese completandola e conformandola all'uso delle armi. Il Principe Naresuan, chiamato "Principe Nero" creò duetti ed esercizi di combattimento, organizzò competizioni di Boxe Thai ed esercizi di combattimento a larga scala per aumentare il coraggio, la resistenza e la forza, insegnando contemporaneamente la scienza della guerra alla gente.
Dallo studio delle armi corte (Krabi) e delle armi lunghe (Krabong) nacque il nome della disciplina.
La Muay Thai o Boxe Tailandese si sviluppò molto a causa dell'eccessivo numero di guerrieri che venivano uccisi o feriti durante l'addestramento con le armi, inoltre essa completava tale addestramento fornendo al lottatore un panorama vasto e completo delle sue possibilità di difendersi con o senza armi.
E sebbene la Boxe Thailandese tradizionale sia effettivamente una specialità devastante, ad essa manca la spietata e mortale efficienza del Krabi Krabong. Il Principe Nero morì attorno al 1590, mentre conduceva un'ennesima armata vittoriosa contro i birmani.
In un capitolo del libro "I tre Regni" Khao Phu lottò con Macico davanti il Re Ciò; Macico lotta con la lancia, Khao Phu con l'alabarda. Essi combattono a singolar tenzone con le armi di cui sono esperti per ben 230 tornei.
Ad un certo punto Khao Phu si arrabbia e sferra un colpo micidiale con l'alabarda, Macico si scansa e a sua volta sferra un colpo di lancia che colpisce Khao Phu al petto, Khao Phu allora getta lontano la sua alabarda e afferra la lancia di Macico; i due contendenti tirano la lancia ognuno dalla sua parte fino a che questa non si spezza in due tronconi e i due guerrieri imperterriti continuano la lotta con i due pezzi di lancia.
Questo dimostra come i due valorosi guerrieri fossero abilissimi sia nell'uso delle armi lunghe che in quelle corte.
Nel libro Inao Kaman Kuning lotta contro il generale Raden Montri a corpo a corpo. I due generali sono abilissimi nell'uso di varie armi e sono pronti ad affrontarsi all'ultimo sangue.
Cominciano con la spada a cavallo, ma vedendo che non riuscivano a prevalere l'uno sull'altro, scesero da cavallo e continuarono la lotta a piedi con la sciabola, esaurendo tutte le mosse di attacco e difesa. Ambo le parti attaccano e si difendono egregiamente senza venire ad una conclusione, e allora passano all'uso del pugnale. Questa sarà l'ultima arma con la quale Raden Montri riesce a battere l'avversario Kaman Kuning.
Questi due episodi della letteratura Thai dimostrano come tutti i guerrieri fossero abili nell'uso di varie armi.
Grazie al Principe Narsuan le arti marziali si diffusero tra la popolazione che le apprese benissimo trasformandole, di fatto, in tradizioni coltivate da tutti, tanto più che le invasioni da parte dei popoli limitrofi erano frequenti e di volta in volta, sia contadini sia operai, guerrieri professionisti, donne e ragazzi, si ritrovavano a dover respingere di volta in volta Birmani, Cinesi, Laotiani o Vietnamiti.
Tutti in casa tenevano le loro armi, generalmente di ottima fattura e quotidianamente si addestravano, cosi che in caso di invasione la nazione non doveva perdere tempo ad istruire la gente, ma bastava solamente organizzarla in gruppi. L'Arte della Guerra era una dote naturale che si portavano da casa e la maestria era cosa comune.
Il motivo poi per il quale la Nazione in quel tempo aveva molta fiducia nell'abilità dell'uso delle armi dei suoi soldati, era dovuto al fatto che tutta questa gente aveva ricevuto un validissima istruzione anche da parte dei numerosissimi maestri d'armi, schermitori formidabili e sempre pronti ad affrontare ed uccidere il nemico.
Inoltre avevano piena fiducia nelle loro armi, che erano fatte del metallo più duro e resistente possibile, forgiato con metodi simili a quelli in uso presso i giapponesi. Le Armi dunque non si spezzavano, non sfuggivano di mano, erano ben studiate e bilanciate.
Questi Maestri che a quel tempo abbondavano erano inoltre decisi a perpetuare questa loro arte affidandola alle nuove leve di giovani, come una sacra eredità da conservare pura nella sua tremenda efficacia, fino ai giorni nostri.
Per esercitarsi e perfezionarsi nell'uso delle armi e della lotta a mani nude, vi sono tre regole fondamentali da seguire:
1) Migliorare sempre il coraggio dello spirito e sviluppare una ferrea determinazione,così da non temere di dover affrontare nessun pericolo.
2) Irrobustire il corpo, la volontà, anche attraverso la meditazione e pratiche esoteriche, in modo che siano sempre saldi e pronti ad affrontare tutti i pericoli e le difficoltà della guerra.
3) Migliorare la propria cultura nel Krabi Krabong, sopratutto nella parte che riguarda la lotta individuale disarmata.
Questi tre punti sono la base generale di tutti i popoli, per una seria preparazione alla guerra.
Al giorno d'oggi è difficile trovare un'Arte Marziale tanto utile nella preparazione alla guerra quanto il Krabi Krabong. Nelle arti cinesi il combattimento libero con le armi è scomparso lasciando solamente delle forme e dei combattimenti prestabiliti, così elaborati, stilizzati ed esteticizzati da essere perfettamente inutili ai fini del combattimento reale con esse.
In pratica non è che paccotiglia bella da vedersi, ma frutto di una politica tesa alla concettualizzazione dell'arte marziale, così che mai possa diventare un giorno strumento di pericolosa sovversione dello Stato Comunista.
In Thailandia, grazie ad una politica liberal - tradizionalista questo tipo di subdolo degradamento non è avvenuto, anzi rimane la tendenza a mantenere quanto più vera e coerente possibile , la pratica delle Arti Marziali Tradizionali.
E' così che è nata e si mantiene alta la fama dei Thailandesi come i più forti lottatori al mondo di Arti Marziali. Finora nessuno è mai riuscito a sconfiggerli e quanti praticanti di Karate, Tae Kwon Do, Wu Shù moderno si sono cimentati in duelli, ne sono sempre usciti sconfitti e mal conci. In pratica non si sa con certezza quando abbia avuto origine il Krabi Krabong, chi lo abbia inventato, giacchè non abbiamo nessuna fonte storica precisa. Da questo possiamo dedurre che i Maestri d'armi imparavano e insegnavano con la pratica, senza preoccuparsi minimamente della teoria, di cui non ci hanno lasciato traccia.
Poichè il popolo Thai è da sempre stato una razza guerriera fin dall'antichità, ed essendo il Krabi Krabong il più importante degli esercizi marziali, è logico ritenere che sì antichissimo, almeno quanto la stessa razza che, è giusto ricordare non è mai stata dominata da alcun popolo straniero, nemmeno dai cinesi con i quali vi furono solamente influenze culturali e commerciali.
Possiamo ritenere come punto storico certo, il periodo del 2° Regno Ciakri di Bangkok, poichè Sua Maestà il Re Rama II stesso ne parla nel libro di Inao dal quale riporto il seguente brano: "In quel tempo il Re Màn Jà Kida - Lan fu felice di vedere Inao che era venuto a trovarlo e gli disse: -Ho sentito che sei molto abile nella scherma del Krabi, perciò ti pregherei di darmene una dimostrazione: allora il capo dei funzionari che si chiamava Kida - Ian, ordinò di chiamare alcune coppie di duellanti, per questa dimostrazione -".
Da questo racconto possiamo arguire che il Krabi Krabong era già conosciuto da tanto tempo.
Più tardi durante il regno del Re Rama III, il poeta Sunthonphu scrisse il poema dei due Principi fratelli Aphài Mani e Sisuwàn e narra che vanno a congedarsi dal Re padre, per andare nella foresta in cerca del Maestro che allora era chiamato Thisapamok, secondo la consuetudine di quel tempo. Trovato il Maestro, essi appresero ognuno un sistema di lotta diverso dall'altro; come si può capire dal seguente brano: Ban Cianta Kham Phram Phrùt Tha: "Dopo di aver camminato per 15 giorni giunsero in un paese dove c'era il Maestro Thisapamòk. Uno divenne molto abile nel suonare il flauto al punto che chi l'ascoltava perdeva i sensi, l'altro era abile con le armi".
In seguito durante il regno di Rama IV, al Re piacque tanto il Krabi Krabong che inviò i figli a studiare quell'arte marziale fino a farli diventare maestri.
Nel 2409 dell'Era Buddhista , ossia nel nostro 1866 ci fu la cerimonia di ingresso nella Pagoda del Buddha di Smeraldo, del Principe Ereditario Ciulalongkorn come aspirante bonzo.
Ebbene subito dopo la cerimonia il Rè obbligò il principe a rivestire gli abiti principeschi e ad assistere a una dimostrazione di Krabi Krabong con tutte le armi tradizionali, nessuna esclusa.
Tutti i figli del Re Rama IV divennero Maestri esperti di Krabi Krabong e lui stesso lo praticò assiduamente durante tutto il suo regno. Il Re stesso Phrabat Somdet Phraciula Ciom Klao studiò e praticò ad altissimo livello sia il Krabi Krabong sia il Muay Thai sotto la guida del Maestro di corte Phon Jotha Nujot, organizzò tornei nazionali, invitò presso il suo palazzo i migliori Maestri del paese e divulgò l'arte tra la gente fino a farla diventare la più importante delle discipline ufficialmente riconosciute.
Oggi queste discipline, del Krabi Krabong e della Muay Thai sono non solo attività di massa, ma anche materia di studio obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado.
Nonostante il livello tecnico sia molto elevato, sebbene le spade utilizzate oggi non siano più in acciaio (salvo rari casi), ma in bambù e gomma, ancora molti sono ogni anno i morti ed i feriti che risultano dalla durezza estrema degli allenamenti e dei combattimenti con le armi. Analoga è la situazione per il pugilato Muay Thai ove, nonostante i guantoni pesanti, ancora è facile morire sotto i micidiali colpi che vengono inferti senza controllo a massima potenza ed a contatto totale. Il Krabi Krabong ha molte doti che però possiamo riassumere in 5 punti principali:
1) Esso è un sistema di attacco e di difesa efficacissimo perchè, fin dall'antichità è stata una scienza e una tecnica propria dei guerrieri. Per esempio nel libro DIANG PHA' MA'T o nel racconto THAO SI CIU appare chiaro che. " L'uomo è sopratutto dotato di intelletto e inoltre studia le varie scienze, e i guerrieri in particolare studiano le Arti Marziali e quindi sia il modo di cavalcare l'elefante e il cavallo che il Krabi Krabong così da saper usare lo scudo lungo o rotondo, la sciabola corta, il Kriss e il modo di parare le frecce e l'uso di tutte le altre armi". Con l'avvento delle armi da fuoco il Krabi Krabong non scomparve come si poteva supporre, poichè esaurite le munizioni o inceppata l'arma, ancora oggi l'esercito thailandese combatte a corpo a corpo con le armi bianche e con il Mae Mai Muay Thai. Inoltre la tecnica del Krabi Krabong è un ottimo mezzo di difesa nella vita pratica di tutti i giorni. Se infatti un nemico ci assale, noi possiamo subito far uso e mettere in pratica le norme di questa tecnica che conosciamo già, per difenderci in vari modi: o assorbendo i colpi pesanti scaricandone la forza per poi ritorcerla contro, o evadendo schiettamente l'avversario per poi abbatterlo in modo esplosivo e repentino.
Per esempio se l'avversario è armato di coltello o bastone corto, manganello, e noi abbiamo solamente un altro bastone, anche se più corto, ma siamo istruiti nel Krabi Krabong, possiamo difenderci senza grossi problemi, se poi il nemico non conosce questa disciplina, può tranquillamente considerarsi un "Dead Man Walking": un uomo morto che cammina. Anche se avesse armi migliori delle nostre non potrebbe resistere al confronto, anzi le sue stesse armi potrebbero diventare più pericolose per lui, che per noi.
Nessuno può negare dunque che chi conosce bene il Krabi Krabong trovi sempre il modo di vincere sempre il suo avversario, se avvenisse il contrario, dicono i thai, sarebbe più che evidente che questa tecnica sarebbe scomparsa da tanto tempo.
2) Il Krabi Krabong è un'educazione fisica e mentale completa, di alta qualità poichè interessa l'intero corpo umano senza tralasciare alcun gruppo muscolare. Può essere molto pericoloso se una persona trascura di studiarlo nel modo corretto e non si allena assiduamente. Questa Arte Marziale si confà a gente guerriera che ama la lotta e il rischio, desidera vedere, imparare e conoscere se stessa.
Questa disciplina inoltre, merita di essere incoraggiata e sostenuta perchè fa uso di mezzi semplici e durevoli, che non devono essere cambiati spesso.
E infine è facile trovare un posto dove esercitarsi o esibirsi, che non deve essere grande, possono bastare anche i dintorni della propria casa.
3) Il Krabi Krabong. è una vera Arte Marziale Guerriera, che rafforza la volontà e la determinazione in modo eccellente, perchè sviluppa il coraggio, la sopportazione di ogni difficoltà. A maggior ragione, dal momento che, chi pratica questa specialità si esercita e combatte senza indossare protezioni o altri oggetti per la difesa, anche minimi.
I colpi non hanno parti vietate sul corpo dell'avversario che, così, può venire percosso da ogni angolazione possibile. Si può infatti colpire con tutta libertà ed a proprio agio.
E' necessario conoscere anche il Mae Mai Muay Thai o pugilato totale, poichè oltre ad usare le armi, si ha la libertà anche di colpire il nemico con calci, pugni, ginocchia, gomiti, testa, spalle ed utilizzare anche leve, proiezioni, strangolamenti, immobilizzazioni e lotta a terra.
Ciò comporta che chi riceve i colpi e si lascia colpire in qualche parte del corpo, ne noterà i segni amaramente, che si manifesteranno in gonfiori, lividi, tagli e qualche volta anche in ferite di una certa gravità o rotture.
Avere la forza di sopportazione in questa maniera è degno della più alta ammirazione. Ecco perchè i Thailandesi custodiscono con orgoglio e gelosia queste tradizioni che i loro antenati hanno trasmesso con fermezza diamantina pari a nessuno. Concordi come fossero una sola persona ritengono il Krabi Krabong arte di efficacia assoluta da non modificare o trascurare per nessun motivo. Per questa ragione essi accettano sempre di misurarsi a mani nude o con le armi contro chiunque lanci loro una sfida, e sempre ne sono usciti vittoriosi.
Quest'Arte Marziale è come un coltello a doppio taglio.
Se la si usa nel modo giusto si ha la vittoria assicurata; se la si usa nel modo sbagliato si può anche perdere. Ecco perchè tutti i Maestri quando insegnano quest'Arte agli allievi devono istruirli con la massima durezza e severità, perfettamente; così facendo essi non lasciano che quest'Arte venga appresa in modo sbagliato in modo da infangare ed umiliare il prestigio della loro disciplina e mettere inoltre in pericolo anche la vita dei praticanti.
4) Il Krabi Krabong è anche una ginnastica che, come accennato, esercita tutte le membra del corpo ad essere sempre forti, agili nell'espletamento di ogni azione e vigili, come il cervello per la prontezza dei riflessi, la vista e l'udito nella percezione dei segnali da trasmettere alle membra e la risposta di queste ad ogni provocazione per la difesa o l'attacco.
5) Il Krabi Krabong è rimasto sicuramente una delle ultime vere Arti Guerriere del Sud Est Asiatico, ha mantenuto inalterata la sua mortale efficacia, dispone di una particolare tecnica pedagogica per portare l'individuo ad esprimere liberamente se stesso attraverso un processo di auto consapevolezza e, nel fatto di non essere mai scesa a nessun compromesso nè di aver ceduto ad alcuna forma di business, sta l'inalterata e mortale efficacia di questa stupenda e pericolosa disciplina. Vera scienza di difesa e di attacco Thai che ha saputo scartare tutto ciò che non era strettamente funzionale, a costo di sacrificare il suo lato estetico, per non rinunciare alla sua efficacia. Arte dunque da coltivare e tramandare come ultimo patrimonio vergine nel oramai scaduto panorama delle Arti Marziali più conosciute, oramai irrimediabilmente smarrite, trasformate in sport di massa ad uso e consumo di tutti. 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 19 Marzo 2010 20:39)

 
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